mercoledì, 05 novembre 2008

Chiuso. Closed. Geschlossen.

Non ho più tempo. Non ho più voglia. Soprattutto mal si concilia con i miei ultimi impegni. Questo blog chiude.
E vorrei farlo con lo scritto di un grande critico romano (il migliore io abbia mai letto). Sono due risposte distinte a due persone diverse. Credo racchiuda la mia idea di cinema alla perfezione:

Non giochiamo - come si dice a Roma - a "buttarla in caciara". Qui se c'è qualcuno che fa i salottini sono proprio quelli che fanno le crociate ideologiche contro il cinema americano e passano il tempo a citarsi addosso su film il cui spessore sfugge alla marmaglia plebea. Noi invece, che se entriamo nei salotti è solo per fregarci l'argenteria, siamo molto più modestamente frequentatori di sala (dove c'è gente di tutti i tipi), facciamo parte di quel "gregge" (come l'ebbe a definire un tuo affine) che va a vedere La Guerra dei Mondi e si entusiasma per Guerre Stellari. Nella nostra infanzia, non essendoci altro (tranne i palloni che quella puttana di vecchia ci bucava ogni volta che finivano sul suo balcone), c'erano film con cui si doveva ridere (Dio benedica Totò e Franco e Ciccio), che dovevano divertire (nel senso latino di "vertere da"), stupire, meravigliare.

In mezzo a tutto questo (oltre che a qualche scazzottata e sassaiola) proprio non c'era spazio per chi si torceva l'anima perché la fidanzata l'aveva lasciato o per i bambini trascurati ("Embè? E dove sta il cinema qui?"). Ci dispiace se non riusciamo a cogliere la sfumatura delle ambientazioni povere, la poetica delle famiglie disastrate e senza un soldo, la rarefatta sensibilità del gusto minimal: qui era tutto minimal, ma talmente minimal che pure le fantasie erano in bianco e nero. Ci dispiace se in mezzo a tutto questo abbiamo imparato a vedere il mondo dritto negli occhi e senza troppe sovrastrutture; ci dispiace veramente se ora che siamo adulti non siamo diventati delinquenti (almeno noi che ce l'abbiamo fatta) e ci ostiniamo a rivendicare il cinema come un'arte popolare, un'arte nostra e solo nostra dalla quale vorremmo cacciare a pedate i fighetti che vengono a farci la predica su cosa è cinema e cosa no. Perchè vedi, caro amico dal nome trés chic, la marmaglia, il gregge, la plebaglia (chiamala come ti pare) di quando in quando sa pure pensare e vedere le cose con occhio critico e dopo essersi riempita gli occhi di centinaia e centinaia di film, dopo essere stata in sala anche d'estate perchè quattrini per le vacanze non ce n'erano, non è molto disposta a credere alle castronerie minimaliste dei cinefili ultimi arrivati dell'era veltroniana che usano il cinema per farsi belli. Noi al cinema ci siamo andati per vedere quel bello che forse non avremo mai.

 

 

Non mi ricordo chi disse "Se volete mandare un messaggio, fate un telegramma non dei film". Anche perché, essendo un prodotto popolare, il cinema manda messaggi diluiti nella storia. Invece qui c'è tutta una pletora di sedicenti autori che si mette a tavolino e dice: "Oh! Adesso mandiamo un messaggio", il risultato sono quei film pallosi, pedanti e saccenti che il pubblico ignora e che vengono condivisi solo da quella parte di persone che li odia lo stesso ma si deve distinguere. Mi sono sempre chiesto:

 1) Ma chi fa sentire tutta questa gente così al di sopra tanto da poter mandare un messaggio?

 2) Ma per quale motivo devono mandarlo, indottrinando gli altri su come si ama, come si vive, come si vota, come si mangia e così via.

 3) Nella maggior parte dei casi, il famoso messaggio si riconduce a "Siamo nati per soffrire".

Ma almeno sapessero fare cinema! Tecnicamente ne capiscono meno del mio gatto e avanzano pure delle pretese! Ma che palle!!! C'è più cinema in un filmino casalingo delle prime comunioni che in 1000 di questi film “col messaggio”. E il bello è che poi l'opera da bruciare da questa santa inquisizione che predica il bidet coi granchi è La Guerra dei Mondi...ma studiassero, imparassero l'umiltà, facessero un po' di gavetta e poi tornino a parlare di cinema.

PogoOpossum alle ore 19:33 | commenti (4)
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martedì, 17 gennaio 2006

Wilkommen

Benvenuti a Okefenokee


Con immenso piacere, accolgo tutti voi, bloggers che vorrete partecipare a quest'avventura, sperando sia lieta.
Un'avventura sotto un cielo di stelle in compagnia di Lungo Fucile per i sentieri del West, con Armonica che suona aspettando la sua vendetta. Voleremo con Jeff Hawke e atterreremo in posti che noi umani possiamo soltanto immaginare... poi torneremo qui, sulla Terra, aspettando il grande Cocomero in qualche pub giocando a biliardo e sparlando di ragazze.
Peggio, potremmo ritrovarci in qualche incubo insieme a Ripley e nessun investigatore potrà salvarci; e se non può farlo lui, figuriamoci Batman e Spiderman. State tranquilli, prima o poi ci sveglieremo sperando di non trovarci a Saigon o su qualche spiaggia della Normandia; ah, sono già sveglio... e sento una musica provenire giù, dal bar: "As time goes by"; mi affaccio, ma vedo due tizi vestiti da donna che suonano Basso e Sax in una band tutta al femminile.
Meglio tornare al tavolo da poker, c'è quel tizio, un certo James Bond... mi sembra molto preparato; su un divano, ci sono Noodles e Vito Corleone che architetteranno una delle loro bricconate. Sirene in lontananza: arriva un mascellone. Sta per arrestarli quando un tizio si mette a parlare francese e dice di essere l'ispettore non so che e pretende di arrestarli anch'egli. Troppa confusione, esco ma un pugno in piena faccia mi colpisce; Sam Spade mi chiede scusa ma io lo mando al diavolo.
Sono finalmente fuori da quel benedetto party. Mi sembrava di essere un pesce fuor d'acqua. Decido che è ora di finirla e di tornare da tutti voi, sperando di non trovarvi in nessuna giungla; faccio l'autostop, due signore si fermano e mi danno un passaggio. Mi chiedono la direzione: guardo in cielo, il sole è ormai alto; ci penso un po' e poi dico: casa... [continua].

Ah, dimenticavo, benvenuti a Okefenokee, la mia casa, dove si parlerà di cinema e fumetti.

PogoOpossum alle ore 21:11 | commenti
categorie: cinema, fumetti

 

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Se volete mandare messaggi spedite telegrammi, non fate film!

Samuel Goldwyn
(il tizio in mezzo a Metro e Mayer; uno che evidentemente di cinema non ne capiva...)

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